Dopo circa 2 ore di cammino, finalmente siamo giunti in una posizione che, seppur ancora lontana dalle cascate vere e proprie, ci consentiva già di ammirarle!

E sono veramente belle… qui sotto una foto più ravvicinata.

Pare che queste cascate erano già popolari ai tempi di Dante. Il Sommo Poeta fu così colpito dal rumore dell’acqua in Acquacheta, che la paragonò alla rumorosa cascata del fiume infernale del Flegetonte che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno: “Come quel fiume c’ha proprio cammino / prima del Monte viso ‘nver levante, / da la sinistra costa d’Appennino, / che si chiama Acquacheta suso, avante / che si divalli giù nel basso letto, / e a Forlì di quel nome è vacante, / rimbomba là sovra San Benedetto / de l’Alpe per cadere ad una scesa ove dovea per mille esser recetto; / così, giù d’una ripa discoscesa, / trovammo risonar quell’acqua tinta, / sì che ‘n poc’aria avria l’orecchia offesa” (Inferno, Canto XVI, 94 - 105).

Il sentiero proseguiva oltre, ma avendo a disposizione solo una giornata (ed essendo colpevolmente partiti in tarda mattinata!) siamo stati costretti a tornare indietro. Prima di tornare però abbiamo scoperto un angolo veramente delizioso proprio ai piedi della cascata: una sorta di pozza con acqua veramente limpida che faceva venire voglia di fare il bagno!

Giudicate un po’ voi… non sembra una di quelle cascate tipiche delle giungle tropicali che si vedono spesso nei film o nella pubblicità ? veramente meravigliosa!

L’ultima foto, scattata dal basso (vicino alla pozza qui sopra) verso l’alto… il verde sfarzoso dei faggi risalta in maniera incredibile sullo sfondo, e si ha una sensazione meravigliosa di benessere. Decisamente un posto da visitare!
Se poi avete più tempo a disposizione, vi consiglio di fare un giro più lungo, dato che le Cascate dell’Acquacheta fanno parte dell’enorme Parco delle Foreste Casentinesi , in cui non mancano i posti belli da visitare!




