
Il profumo di gelsomini mi ha guidata in un percorso insolito che ho iniziato lasciandomi la stazione alle spalle per raggiungere stradine sconosciute alla periferia della cittadina. Ho scoperto piccole case con giardini ben curati e balconi con gerani e rose.
E lì, appunto, ho visto tante siepi di gelsomino, ricche di fiori bianchi e profumati, proprio quel profumo che aromatizzava l’aria che ho seguito fin là . Gelsomini e qualche palma: ho pensato alla Sicilia e alle sue granite, ma sono in un paese dell’appennino tosco-emiliano! a dispetto del clima non proprio rigido, sono entrata in un bel locale con arredi stile liberty e mi sono regalata una cioccolata con panna.
A completare, un giro panoramico percorrendo dei sentieri vecchi, ciottolati, con l’erba che a forza è spuntata alla luce del sole. Qualcuno ha steso dei panni ad asciugare, e una leggera brezza li fa sventolare quasi fossero bandiere di una generazione antica come questo paese.
Pontremoli, Lunigiana
Dopo circa 2 ore di cammino, finalmente siamo giunti in una posizione che, seppur ancora lontana dalle cascate vere e proprie, ci consentiva già di ammirarle!

E sono veramente belle… qui sotto una foto più ravvicinata.

Pare che queste cascate erano già popolari ai tempi di Dante. Il Sommo Poeta fu così colpito dal rumore dell’acqua in Acquacheta, che la paragonò alla rumorosa cascata del fiume infernale del Flegetonte che separa il settimo dall’ottavo cerchio dell’Inferno: “Come quel fiume c’ha proprio cammino / prima del Monte viso ‘nver levante, / da la sinistra costa d’Appennino, / che si chiama Acquacheta suso, avante / che si divalli giù nel basso letto, / e a Forlì di quel nome è vacante, / rimbomba là sovra San Benedetto / de l’Alpe per cadere ad una scesa ove dovea per mille esser recetto; / così, giù d’una ripa discoscesa, / trovammo risonar quell’acqua tinta, / sì che ‘n poc’aria avria l’orecchia offesa” (Inferno, Canto XVI, 94 - 105).

Il sentiero proseguiva oltre, ma avendo a disposizione solo una giornata (ed essendo colpevolmente partiti in tarda mattinata!) siamo stati costretti a tornare indietro. Prima di tornare però abbiamo scoperto un angolo veramente delizioso proprio ai piedi della cascata: una sorta di pozza con acqua veramente limpida che faceva venire voglia di fare il bagno!

Giudicate un po’ voi… non sembra una di quelle cascate tipiche delle giungle tropicali che si vedono spesso nei film o nella pubblicità ? veramente meravigliosa!

L’ultima foto, scattata dal basso (vicino alla pozza qui sopra) verso l’alto… il verde sfarzoso dei faggi risalta in maniera incredibile sullo sfondo, e si ha una sensazione meravigliosa di benessere. Decisamente un posto da visitare!
Se poi avete più tempo a disposizione, vi consiglio di fare un giro più lungo, dato che le Cascate dell’Acquacheta fanno parte dell’enorme Parco delle Foreste Casentinesi , in cui non mancano i posti belli da visitare!
Un itinerario veramente spettacolare per gli amanti della natura e delle passeggiate è costituito dalle Cascate dell’Acquacheta, che si trovano nella provincia di Forlì-Cesena. Ci siamo stati nel maggio 2003, anno in cui l’estate era veramente torrida, tuttavia il percorso è composto per lunga parte da sentieri ombreggiati e una folta vegetazione verdeggiante (come potete vedere dalle foto qui sotto, che ritraggono l’inizio del percorso).

un sentiero ciottolato che si immerge nella natura…

a sinistra non si vede ma c’è già il torrente
Il percorso non è particolarmente impegnativo, sale leggermente ma niente di faticoso, e si può completare a piedi (partendo da S.Benedetto in Alpe) in circa due ore.
Il bello del percorso è che il sentiero costeggia il torrente per buona parte, e così si ha come la sensazione di percorrere il cammino insieme al torrente stesso.

Il fatto che intorno al torrente siano presenti foreste di faggi, querce e castagni tipici delle Foreste Casentinesi, non fa che aumentare l’atmosfera magica di questo posto.

Un ponte di legno che attraversa una parte del percorso.

Una casa in sasso presente lungo il percorso, non ricordo bene se era un rifugio oppure una casa abbandonata.